BMW R 1250 GS EXCLUSIVE – 2019
Anno 2019, km: 76.000, Euro: 13.500
Anno 1966, iscritta al registro storico, pronta all’uso per eventuali rievocazioni storiche. Meccanica e ciclistica al 100%.
PREZZO: 8.500 EURO.
Possibilità di videochiamata con whatsapp.
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Storia della moto:
Parlare della Ducati 250 del 1966 in configurazione “corsa” significa immergersi in uno dei periodi più affascinanti per la casa di Borgo Panigale. In quegli anni, la Ducati non vendeva solo moto da strada, ma offriva vere e proprie “corridore” per piloti privati o modelli stradali così spinti da essere pronti per la pista.
Ecco la storia e i dettagli principali di quel modello iconico.
1. Il contesto: L’era dei “Carter Stretti”
Nel 1966, la Ducati produceva motori monocilindrici a carter stretti (narrow case). Questi motori, progettati dal leggendario ingegnere Fabio Taglioni, erano famosi per la distribuzione monoalbero in testa comandata da un alberello verticale e coppie coniche (il celebre sistema “bevel drive”).
2. I modelli “Corsa” del 1966
Esistevano tre varianti principali che un appassionato dell’epoca avrebbe definito “da corsa”:
Ducati 250 Mach 1: Introdotta nel 1964 e prodotta fino al 1966, era all’epoca la 250 stradale più veloce al mondo. Molti piloti la compravano, toglievano fari e targa, e ci correvano (e vincevano) nei campionati per moto derivate di serie.
Ducati 250 Diana Mark 3 (MK3): Molto popolare sul mercato americano (importata da Berliner), era la versione “racing” della Diana. Nel 1966 ricevette aggiornamenti estetici più squadrati e componenti tecnici d’avanguardia.
Ducati 250 F3: Questa era la vera versione competizione cliente. Non era una moto targata, ma un mezzo costruito dal reparto corse per le gare nazionali e internazionali. Era leggerissima, con serbatoi in alluminio e un motore capace di girare a regimi altissimi per l’epoca.
3. Il mito del Desmodromico
Sebbene molti pensino che tutte le Ducati da corsa fossero “Desmo”, nel 1966 la distribuzione desmodromica era ancora riservata principalmente ai modelli ufficiali da Gran Premio (come la famosa 250 GP guidata da Mike Hailwood). Le versioni “Corsa” per privati usavano ancora le molle a spillo per il richiamo delle valvole, ma erano talmente ben progettate da raggiungere gli 11.000 giri senza problemi di “sfarfallamento”.
4. Curiosità: Il “Cavallino Rampante”
In quegli anni, sulle Ducati da corsa compariva spesso il Cavallino Rampante. Non era un omaggio alla Ferrari, ma un tributo di Fabio Taglioni all’eroe dell’aviazione Francesco Baracca (entrambi erano di Lugo di Romagna).

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