BMW R 1250 GS EXCLUSIVE – 2019
Anno 2019, km: 76.000, Euro: 13.500
Anno 1983, km.66200, totalmente originale, iscritta FMI, pronta all’uso.
PREZZO: 4.000 EURO.
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Storia della moto:
La storia della Honda VF 750 F del 1983 (conosciuta negli Stati Uniti come Interceptor) è una delle parabole più affascinanti, rivoluzionarie e, per certi versi, drammatiche della storia del motociclismo moderno. È la moto che ha letteralmente inventato il concetto di “Replica da corsa” stradale, ma che ha anche rischiato di affondare la reputazione del colosso di Tokyo.
1. La Genesi: L’architettura V4 e la sfida AMA
All’inizio degli anni ’80, le maximoto giapponesi erano quasi tutte basate sul classico schema a 4 cilindri in linea. Honda decise di rompere gli schemi per dominare il Campionato Americano Superbike (AMA), che aveva appena ridotto la cilindrata massima per i 4 cilindri da 1000cc a 750cc.
Per farlo, i tecnici HRC (il reparto corse Honda) puntarono su un motore V4 a 90° raffreddato a liquido, capace di unire la compattezza e la rapidità nei cambi di direzione tipiche di un bicilindrico con l’allungo e la potenza di un quattro cilindri. Dopo aver testato il motore nel 1982 sui modelli Magna (custom) e Sabre (turistica), nel 1983 nacque la declinazione puramente sportiva: la VF 750 F.
2. Un concentrato di tecnologia (Mai vista prima su strada)
La VF 750 F lasciò il pubblico e la stampa specializzata a bocca aperta. Portava su una moto di serie soluzioni tecniche che fino al giorno prima si vedevano solo nei Gran Premi:
Il Motore: Il V4 da 748 cc erogava 86 CV a 10.000 giri/min, con una curva di coppia incredibilmente fluida rispetto alle scorbutiche rivali in linea.
La Frizione Antisaltellamento: Fu la prima moto stradale di serie al mondo a montare questo dispositivo, derivato dalle corse per evitare il bloccaggio della ruota posteriore nelle staccate violente.
Ciclistica da GP: Telaio perimetrale in tubi d’acciaio a sezione quadrata, ruota anteriore da 16 pollici (per inserimenti in curva fulminei), monoammortizzatore posteriore Pro-Link e forcella anteriore con sistema anti-affondamento meccanico TRAC.
L’estetica, caratterizzata dal cupolino aerodinamico e dal puntale sotto il motore, ridefinì istantaneamente il design delle moto sportive degli anni a venire.
3. Il trionfo in pista
Il successo dinamico fu immediato. In pista la moto si rivelò un’arma letale. Nel 1983 vinse la prestigiosa Castrol Six Hour in Australia e, soprattutto, dominò il campionato AMA Superbike nel 1984 e 1985 con il pilota statunitense Fred Merkel. La VF 750 F era, senza ombra di dubbio, la moto da battere.
4. Il dramma: L’ombra delle Camme (“Chocolate Camshafts”)
Proprio nel momento di massimo splendore commerciale, emerse un gravissimo difetto di affidabilità che si trasformò in un incubo di pubbliche relazioni per Honda.
Moltissimi clienti iniziarono a riscontrare un’usura precoce e catastrofica degli alberi a camme (la distribuzione era comandata da catene). Il problema generava un forte ticchettio meccanico e la perdita di potenza, spesso già dopo meno di 10.000 km. I motociclisti inglesi, con amara ironia, ribattezzarono quei componenti “Chocolate Camshafts” (alberi a camme di cioccolato).
Le cause reali erano un mix di fattori: un gioco valvole difficile da regolare correttamente, problemi di lubrificazione a freddo sulle teste posteriori e un trattamento termico del metallo non impeccabile. Honda intervenne massicciamente in garanzia modificando i passaggi dell’olio e i componenti, ma il danno d’immagine fu enorme.
5. L’eredità: Dalle ceneri nasce il mito VFR
Nonostante il problema meccanico (risolto del tutto solo nelle serie successive), la VF 750 F del 1983 rimane una pietra miliare.
Per riscattarsi da quel passo falso e dimostrare al mondo la propria superiorità ingegneristica, Honda investì cifre astronomiche per progettare l’erede della VF. Nel 1986 nacque così la VFR 750 F (RC24), con la celeberrima distribuzione a cascata d’ingranaggi: una delle moto più affidabili, longeve e perfette mai costruite.
La VF 750 F del 1983 è stata il classico “Icaro” del motociclismo: ha volato vicinissimo al sole della perfezione tecnologica, è caduta per un difetto strutturale, ma ha tracciato la strada per tutte le moderne superbike stradali.

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