Descrizione

Anno 1991, km.69200, iscritta FMI con relativa certificazione e targhetta. Accessori: parabrezza, paramotore, scarico speciale Arrow omologato, bauletto. In dotazione verrà inoltre fornito il manuale d’uso e manutenzione originale + doppie chiavi. Pneumatici nuovi. Moto impeccabile.

PREZZO: VENDUTA.

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Storia della moto:

La Honda XRV750 Africa Twin RD04 del 1991 è una vera e propria leggenda su due ruote. Rappresenta la seconda evoluzione della stirpe Africa Twin, nata per celebrare i trionfi della Honda nella mitica Parigi-Dakar con i mostruosi prototipi NXR 750.

Se la prima RD03 (la 650cc del 1988) aveva aperto la strada, la RD04 prodotta dal 1990 al 1992 (con la versione 1991 al culmine della maturità) è quella che ha consacrato il mito della grande globetrotter instancabile.

Le Origini del Mito: Il passaggio da 650 a 750 (RD04)

Nel 1990 Honda decide di evolvere la RD03. Il mercato chiedeva più potenza per i lunghi viaggi autostradali e il turismo a pieno carico, senza però perdere quell’indole da “regina del deserto”.

Nasce così la RD04. Il motore bicilindrico a V di 52° viene maggiorato: l’alesaggio passa da 79 a 81 mm, portando la cilindrata a 742 cc. Non cambiano solo i centimetri cubici: viene introdotto un radiatore dell’olio aggiuntivo posizionato sotto il faro anteriore (un tratto distintivo pazzesco di questo modello) e la frizione viene rinforzata.

Il Modello 1991: L’introduzione del Trip Master

Se il 1990 fu l’anno del debutto della RD04, il 1991 è l’anno della svolta tecnologica ed estetica che fa battere il cuore ai collezionisti. È proprio nel 1991 che Honda introduce di serie il leggendario Trip Master.

Cos’è il Trip Master? Un computer di bordo digitale posizionato sopra la strumentazione analogica, identico a quello utilizzato dalle moto ufficiali nei rally africani. Permetteva di calcolare i tempi parziali e i chilometri mancanti alla nota successiva del roadbook. Per i motociclisti dell’epoca, era come avere un pezzo di vera Dakar sul manubrio.

Sempre nel 1991 arrivano le grafiche forse più iconiche di sempre: la classica livrea bianca, blu e rossa (i colori HRC) viene affiancata da accostamenti cromatici audaci tipicamente anni ’90, con tocchi di verde e viola che oggi fanno impazzire gli appassionati del vintage.

Caratteristiche Tecniche Principali

La RD04 del 1991 era una moto imponente, pesante (circa 210 kg a secco, quasi 230 kg in ordine di marcia), ma incredibilmente bilanciata una volta messe le ruote in movimento.

  • Motore: Bicilindrico a V di 52°, 742 cc, 3 valvole per cilindro, raffreddato a liquido.

  • Potenza: Circa 59 CV a 7.500 giri/min. Non una potenza mostruosa, ma una coppia incredibilmente fluida e lineare.

  • Freni: Rispetto alla RD03 (che aveva un disco singolo all’anteriore), la RD04 introduce il doppio disco anteriore, migliorando drasticamente la frenata su asfalto.

  • Ciclistica: Telaio a doppia culla in acciaio, forcella telescopica a perno avanzato da 43 mm (assistita da aria) e monoammortizzatore posteriore Pro-Link regolabile.

  • Ruote: Rigorosamente da vera enduro, 21 pollici all’anteriore e 17 al posteriore.

Il Comportamento: Perché è diventata un culto?

La RD04 del 1991 non era la moto più veloce, né la più leggera. Ma aveva una dote che la concorrenza dell’epoca (come la Yamaha Super Ténéré 750) faticava a replicare: l’affidabilità totale e l’equilibrio.

Era una moto con cui potevi attraversare l’Europa in autostrada, deviare per una pista di pietraia in mezzo al nulla e tornare a casa senza che una sola vite si fosse allentata. Il motore era praticamente indistruttibile (fatta eccezione per la nota debolezza congenita della pompa della benzina a depressione e del regolatore di tensione, unici veri talloni d’Achille che i proprietari modificavano preventivamente).

L’Eredità della RD04

La RD04 rimarrà in produzione fino al 1992, per poi lasciare il posto nel 1993 alla RD07, che riceverà un telaio completamente riprogettato, un airbox posizionato più in alto e una perdita di peso complessiva.

Tuttavia, per molti puristi, la RD04 del 1991 rimane l’Africa Twin più massiccia, “macha” e vicina allo spirito dei grandi rally. Ha le sovrastrutture importanti, i fianchetti larghi e quel radiatore dell’olio a vista che urla “avventura” da qualsiasi angolazione la si guardi. Oggi è un modello di rilevanza storica, ambitissimo dai collezionisti di tutto il mondo.

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