Descrizione

Anno 1974, contachilometri: 15300, radiata d’ufficio, di facile reimmatricolazione.

PREZZO: VENDUTA.

Possibilità di videochiamata con whatsapp.

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Storia della moto:

La 400 Mach II nacque per sostituire la precedente 350 S2. Kawasaki capì che non serviva solo più potenza, ma una moto che non cercasse di disarcionare il pilota a ogni curva.

Un motore “magico”

Il cuore della S3 era un tre cilindri da 400cc che erogava circa 42 CV. A differenza delle sorelle maggiori (500 e 750), questo motore era montato su supporti elastici (silent-block).

  • Il risultato? Le vibrazioni infernali che caratterizzavano le serie precedenti sparirono quasi del tutto.

  • L’erogazione: Era molto più fluida e piena ai medi regimi, rendendola divertente anche nel traffico cittadino, non solo negli spari al semaforo.

Ciclistica e Maneggevolezza

Il telaio della 400 del ’74 fu una vera rivelazione. Era più rigido e meglio bilanciato rispetto a quello della 500. Per la prima volta, una Kawasaki “Mach” non aveva solo un gran motore, ma sapeva anche curvare con precisione.

  • Peso: Con circa 160 kg a secco, era una piuma.

  • Freni: Montava un freno a disco anteriore che finalmente offriva una potenza frenante dignitosa.

Perché è importante oggi?

Se la 500 e la 750 hanno vinto il titolo di “leggende pericolose”, la 400 Mach II del 1974 ha vinto quello di “moto totale”. Fu il tentativo (riuscito) di Kawasaki di dimostrare che il motore a due tempi poteva essere civile, affidabile e persino comodo per il turismo leggero.

È stata l’ultima vera espressione di quella filosofia prima che le norme antinquinamento portassero alla serie KH (più “tappata” e meno brillante) e poi alla fine definitiva dei due tempi stradali di grossa cilindrata.

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